Walter Gavito arriva a Milano sotto la pioggia noiosa dell'ultimo
giovedì d'ottobre e nel primo pomeriggio di martedì saliamo assieme
la scaletta che raggiunge il mansardino del Caffè Aperol, uno dei
non tanti che, come una volta a Buenos Aires, si affacciano su due
strade, da una parte Via San Prospero, dall'altra Piazza Cordusio.
La pioggia si è allungata anche sui primi giorni di novembre, non
ci sono molti ombrelli in giro, i tram sono quasi vuoti, grappoli
di turisti. Dietro il caffè c'è il Piccolo Teatro dove la cultura
milanese si è rannicchiata tanti anni fa, fra Goldoni e Beckett.
Eduardo ha ballato su quel palcoscenico e Walter era andato a vederlo.
Forse era il 1973, chissà. Avrà ballato con Mirta. Dunque Eduardo
(per noi è Carlos ma per los Gavito conta il suo primo nome, Eduardo)
poteva avere 31 anni e Walter, vive primo di quattro fratelli e
due sorelle, 38.
I ricordi sono lontani, un po' sfumati,
ma non troppo. Eduardo ha chiuso gli occhi quattro mesi fa.
- "Sapevamo che questa cosa sarebbe successa, lo sapevamo da
cinque anni". Gira il cucchiaino nella tazza della camomilla
più di una volta con lo sguardo fissato in qualcosa, forse un pensiero.
Mi accorgo che sto guardando le sue mani come guardavo i piedi d'Eduardo
durante un tango. Walter è uno scultore. Un grande scultore, mi
diceva Eduardo.
- Non è il caso, uno scultore e basta". Viene in Europa e
a Milano da tanti anni, le sue opere sono esposte al Museo Pagani
d'Arte Moderna di Castellanza, una trentina di chilometri con l'autostrada.
Una volta a Castellanza c'era anche una milonga,
si chiamava Felicia. Gli piace lavorare il bronzo ma un po' anche
il marmo, disegna. Le sue mani scivolano tra l'arte figurativa e
non figurativa, modellano luci, vigori, espressioni. Mentre parla,
se chiudo gli occhi, riascolto Eduardo. Le parole non sono le stesse
ma possiedono lo stesso suono, sono uguali anche i piccoli silenzi,
gli atteggiamenti, le accelerazioni, gli accenti. Forse nelle sue
idee c'è più riflessione. In Eduardo la si notava meno perché l'oggetto
di qualsiasi pensiero non era che il tango. O la donna, ma la donna
che balla il tango.
Walter Gavito a Milano nel novembre
del 2005
fra l'insegnante-coreografa Susana Miller
e l'insegnante scrittrice-danzatrice-coreografa
Monica Fumagalli.
A
destra: Bailarines, l'unica opera (bronzo)
che Walter Gavito ha dedicato al tango
e che possiede ancora
Massimo, tu volevi bene a Eduardo
e io sono venuto a conoscerti, Il cucchiaino continua a girare nella tazza. Mi ci vuole proprio la camomilla, mi tranquillizza. La
morte d'Eduardo è stata per tutti noi una cosa terribile,
io sono stato male, sono caduto per la strada mentre camminavo,
sono svenuto.
- Chi è stato Eduardo per te? Un uomo buono...
- Ma poi? Voi tutti conoscete il vostro Gavito del tango, non potrebbe
essere diversamente. Io...posso dire che Eduardo amava tantissimo
la musica lirica. Un Natale gli ho regalato le videocassette
di Carmen e lui si è commosso, era felice. Mi ha raccontato
che quando è andato a San Pietroburgo si è incantato davanti
ad un quadro, all'Hermitage. Lo guardava tanto affascinato
da escludersi dal mondo e l'emozione lo faceva piangere.
Una persona lo ha avvicinato, gli ha chiesto se avesse bisogno
di qualcosa, era impressionata. No, no, grazie. E' questo
quadro... è così bello!
- Tutta la vostra grande famiglia è sempre stata prossima
all'arte, tu con la scultura, un altro con la pittura, qualcuno
con la musica. Sembra quasi che Eduardo abbia trovato il
tango per caso...
Lo penso anch'io, la sua forte sensibilità, la sua spinta
artistica è maturata nel ballo piuttosto che in un'altra
direzione perché ballava sempre. Io l'ho visto ballare anche
il rock, sembrava elettrico. Poi il tango lo ha totalmente
travolto.
- Tu non sei mai stato coinvolto? Ascolta: il tango non mi piace!
- No?! Cioè, potrebbe anche piacermi ma non posso sentire parlare
di tango dalla mattina alla sera.
- Non hai mai fatto qualcosa del tango con la scultura?
Qualche disegno. Beh, anche due opere in bronzo. Una
non so più dove sia finita, l'altra mi era stata chiesta
a New York e ne ho fatte tre copie, almeno una sarebbe recuperabile.
Come Eduardo anche Walter Gavito è nato a La Plata dove
ha anche studiato alla Scuola Superiore di Belle Arti dell'Università.
Nel 1959 ha ottenuto il titolo di professore di scultura
e disegno. Ha collezionato decine di premi, in Italia le
sue opere sono esposte anche al Museo Dantesco di Ravenna
e al Museo Arte Sacra dei Contemporanei di Milano. Ha sposato
Dora, moglie, segretaria, assistente, interprete. Conosce
benissimo l'italiano perché l'ha studiato a Buenos Aires
alla Dante Alighieri. Ha quattro figli e undici nipoti,
qualcuno si è indirizzato verso la danza classica.
Diana
(bronzo)
La fuente
(dettaglio, bronzo)
Muchacha Joven
(bronzo)
- E verso il tango? Una nipotina. Ma così, quando ha un po' di tempo.
- Eduardo è stato il suo maestro? Poco, poco. Chi lo vedeva mai a Buenos Aires? Per vedere
quello che faceva dovevo mettermi in viaggio anch'io, una
volta in Egitto, un'altra in Sudafrica, un'altra a Parigi.
E' stato quando ballava nel ristorante della Torre Eiffel.
Ballava con Mirta, simpaticissima. Eduardo mi mandava con
Mirta a vedere il Louvre, è stato interessante e divertente.
- E anche Eduardo veniva a vederti? Sì, è capitato. Ma subito cominciava col tango e allora
ci dividevamo. Tornava magari dopo un anno, anche di più.
Quella era la sua vita, partire e ripartire. Era una specie
di movimento meccanico, aveva sempre una valigia pronta
nell'armadio. Guarda che non è un modo di dire, era proprio
vero.
- Ma perché partiva sempre? Secondo me voleva sempre rivivere l'emozione di iniziare
una cosa nuova. Insomma, come con le donne.
- Si stufava? Beh...Mirta gli ha voluto sicuramente molto bene, erano
perfetti quando ballavano, Mirta sembrava una gamba di Eduardo.
Erano anche felici, però è arrivata Hellen.
- E dopo è nata Evita... Hellen è una donna stupenda, è bella. Anche Evita è bellissima,
eppure neanche una figlia è riuscito a fermarlo, Eduardo
era così...
- Hellen gli è stata vicina sino all'ultimo respiro, si
amavano... Sì, sicuramente si volevano bene. Io non so cosa sia
successo, un giorno ho saputo che era in giro per il mondo
e che adesso ballava con Marcelita. Ma ballava, non c'era
nessuna storia. Io ho conosciuto molto bene il marito di
Marcelita, quello che ha inventato Forever Tango, voglio
dire Luis Bravo. Uomo elegante, fine, musicista. Un uomo
con idee geniali per lo spettacolo, una grande persona.
- Eduardo e Mirta, Eduardo e Hellen, Eduardo e Marcelita,
Eduardo e Maria... Per favore...no, per favore, non farmi nessuna domanda.
A parte che Marcelita l'ho appena vista due volte e non
più di due volte ho visto Maria. Sono sicuro che ognuna
di loro sia stata la migliore ballerina di Eduardo in un
certo momento, forse quando i sentimenti di Eduardo toccavano
la vetta, Per poi cominciare a modificarsi, per stanchezza
o per la voglia di allontanarsi dal presente. Eduardo aveva
la necessità di rinnovare la sua vita in continuazione
- Cosa diceva? Poche parole: io parto. Parole felici, che davano l'idea
di uno stato d'animo nuovo. Gli poteva succedere magari
di sentirsi in una trappola. Un grande tanguero, il maestro,
le allieve, le donne che andavano a cercarlo in tutte le
milonghe con la speranza di ballare un tango con lui. Magari
nasceva una relazione. E poi non sapeva più come liberarsene.
Anzi, lo sapeva. Lasciava Buenos Aires, andava via.
La camomilla è finita e la luce di Milano si sta lentamente
spegnendo. Walter si fermerà una decina di giorni, qualcosa
meno. Deve incontrare molte persone alla Fondazione Pagani,
cerca una fornace perché a Buenos Aires ce ne sono soltanto
due, in Italia venti. Sta preparando qualcosa, ne parla
e non ne parla, è un progetto...
- Una donna? E' possibile, forse.
- Tu le fondi nel bronzo, Eduardo le fondeva in un tango... Due modi diversi di credere alla bellezza. Per me è una
forma d'arte, per Eduardo chissà. Dovremmo anche uscire
dai luoghi comuni, un uomo tanto pubblico finisce per portare
qualche maschera. Se guardiamo dall'altra parte...
- Ecco, chi c'è? L'anima di un artista, un creatore.
- Il tango è musica, è la voce, un'emozione infinita... Se un uomo trova la sua felicità nella musica vuol dire
che ha un grande cuore...
Lasciamo il mansardino, usciamo sul marciapiede. E'
un momento di tristezza. La strada è trafitta di luci. Dal
cielo lacrime di pioggia. (2005)
non
ha vinto il concorso al quale ha partecipato. Gli organizzatori
non hanno fornito particolari, benché richiesti.
Anche a nome del regista grazie a quanti hanno votato
a favore del film.