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testo
di Massimo Di Marco
Onore al lunfardo
Il linguaggio del tango non é
più uno slang
Il lunfardo non é più il gergo
della malavita: e neppure uno slang o una specie di lingua, é
un vocabolario d'uso comune al quale si può attingere in
alternativa al castellano.
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Lo ha deciso la Academia Argentina de Letras, é
ufficiale. Il processo di emancipazione é iniziato
nel 1953 quando lo scrittore argentino José Gobello
ha ravvisato nel lunfardo non un prodotto del carcere
ma soprattutto dell'immigrazione, un castellano corroso
dall'inglese, dal portoghese, dal gallego e principalmente
dai dialetti italiani.
Cioè tani, tanto che non mancano riferimenti al
lunfatano mentre lo stesso lunfardo potrebbe essere la
deformazione di lumbard, lombardo. Era una parlata della
gente umile, aggrappata ad una vita difficile nell'affollata
periferia di Bs As. Con la sua convinzione nel 1962 Gobello
ha creato l'Academia porteña del Lunfardo con la
partecipazione di illustri catedrattici (Giovanni Meo
Zilio in Italia). Dopo oltre mezzo secolo Gobello ha vinto
anche se l'Academia Argentina de Letras non gli ha dato
nessuna medaglia.
Anzi, ha ignorato lui e anche l'APL, riconoscendo un
vocabolario di 4500 parole quando secondo le ricerche
di Gobello e di Marcelo Héctor Oliveri, le parole
sono 5959. Molte sono state usate dai poeti che hanno
scritto le letras dei tanghi.
A Roma corsi di castellano e di lunfardo tanguero sono
tenuti dalla docente e giornalista argentina Adriana Marin.
( settembre 2009)
Info: 360.602.693 - 347.880.1101
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