di Massimo Di Marco
STORIE

 

LA CASA DEL PICHUCO

Il Governo di Buenos Aires voleva destinare al patrimonio della città quella vecchia abitazione nel quartiere Palermo al 3280 di Calle Soler ma la nipotina di Anibal Troilo ha detto: "E io dove vado?" Adesso c'è una proposta per demolirla

Anibal Carmelo Troilo Pichuco

testo di Massimo Di Marco


Anibal Carmelo Troilo e Felisa Bagnolo vivevano a Buenos Aires nel quartiere Palermo, all'80 di Calle Soler. Nel 1910 hanno un figlio, Marcos. Due anni dopo nasce una bambina, Concepción, soprannominata Cochita, che vive soltanto sei mesi. Doña Felisa, moralmente a terra, non riesce più a vivere in quella casa e così la famiglia si sposta un poco più in là, al 3457 di Calle José Antonio Cabrera.

 

Qui l'11 luglio 1914 nasce un altro Anibal Carmelo Troilo che suo papà ribattezza Pichuco, il nomignolo di un amico.Il bambino cresce per la strada, gioca al pallone con Marcos, studia in una scuola tra Cabrera e Billinghurst, a due passi da casa. Ad 8 anni fa la Prima Comunione, durante la festa suo papà suona la chitarra e canta. Qualche mese dopo muore e Doña Felisa decide di tornare al 3280 di Calle Soler. Un giorno El Pichuco scaglia il pallone dentro un caffè. Corre a scusarsi ed a raccoglierlo ma da lì non esce più. Tre signori stanno facendo della musica, due suonano la chitarra, il terzo uno strumento che non ha mai visto. C'è una sosta, El Pichuco finalmente si scusa per il gol, chiede se può rimanere ad ascoltare. Tutti e tre gli sorridono, fanno una merenda assieme. Così il ragazzo scopre che quello strumento è il bandoneón e che chi lo suona è un greco. Tutto sta nascendo per caso?


El Pichuco torna a casa alla sera e prova a suonare lo strumento con il cuscino del letto, fingendo che ne esca una musica. Poi si fa coraggio: Mamà, mi comperi un bandoneón?
Doña Felisa dopo la tragedia di Cochita si è attaccata tantissimo al Pichuco.
- Crede che sia un giocattolo, dice che domani andrà a comprarglielo.
Quando le dicono che si tratta di uno strumento musicale, va nel negozio del quartiere acquistato da un russo e scopre che ci vogliono 140 pesos.

Sta uscendo dal negozio desolata ma il russo la trattiene per una manica:
- Le proporrei quattordici rate mensili, cosa ne dice?
- Muy bien!
Dopo 4 mesi il russo muore, il negozio chiude, nessuno più chiede i soldi a Doña Felisa.
El Pichuco trova un maestro di musica, Juan Amendolaro, presso il quale va a studiare il bandoneón per 6 mesi. Un giorno il maestro dice a Doña Felisa:
- Non ho più niente da insegnarli, è troppo bravo.

A 11 anni El Pichuco suona qualche brano in una festa del quartiere, al Cinema Petit Colon, tra Cordoba e Laprida. E' il suo debutto. Quel bandoneón sarà il suo compagno per tutta la vita fin quando, 15 anni dopo, al Café Germinal dove ha appena finito di suonare è stregato dagli occhi di una ragazza che diventerà sua moglie e che gliene regalerà un altro, sarà il suo dono di nozze.

la casa di El Pichuco

la scritta sul muro di casa
"Aqui vivio Anibal Troilo"



Per ricordare Troilo
El Pichuco

Guardate il destino: anche la ragazza è greca. Si chiama Dudui Ida Calahi, da bambina è stata rapita ma sua zia Zafira l'ha riscattata e l'ha allevata. El Pichuco la chiama Zita, la sposa e continua ad abitare al 3280 di Calle Soler dove nel 1975 si spegne per una trombosi. Questa casa dove Anibal Troilo è cresciuto ed è diventato un personaggio mondiale del tango, come Carlitos Gardel, secondo un'ordinanza municipale del 6 settembre 1993 doveva diventare patrimonio culturale della città. Il 28 ottobre dello stesso anno l'ordinanza diventa esecutiva, manca solo una firma.

La casa, acquistata dalla famiglia Troilo il 24 giugno 1926, è formata da 3 stanze più una stanzetta e il bagno. La cucina è stata recuperata all'interno del patio. Sono 84,60 metri quadrati. Al piano superiore c'è quella stanzetta di servizio di 9,97 metri quadrati. Insomma, una casa piuttosto dignitosa, piena di ricordi belli. Nel 1993 era già abitata da Maria Cristina Troilo, la nipotina del Pichuco, la figlia di Marcos Troilo. La sola firma che mancava agli incartamenti nel 1993 era la sua.

Il governo di Buenos Aires ha aspettato quella firma fino al 1996 quando un gruppo di autorità si è presentato davanti alla bella porta in ferro battuto e vetro di Calle Soler ed ha cercato di convincere la donna:

Zita, la moglie di Troilo

- Signora, questa casa deve diventare il Museo di Anibal Troilo, non voleva bene a suo zio? Moltissimo. Però lo zio Pichuco dal cielo mi sta dicendo : attenta Maria Cristina, se ti fai portar via la casa dove vai a vivere, sulla panchina di un parco? Le autorità hanno fatto dietrofront. La storia della casa di Anibal Troilo sembrava finita così. Invece qualche settimana fa ariva una proposta si tratta di demolire la casa. I collezionisti e i tangueri di tutta Buenos Aires insorgono. Chi vincerà questo braccio di ferro?

(Maggio 2007)

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