di Massimo Di Marco
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EVENTO MILANESE. IL TEMPIO DELLA CUMPARSITA RIAPRE LE PORTE

Il tango è tornato all'Acqua potabile

testo di Massimo Di Marco

Sabato 7 maggio, quasi 8 (mancavano 30 minuti) l'Acqua Potabile ha riaperto le porte al tango. Adesso la storica sala milanese di Piazza Carbonari si chiama H2O, una divertente trovatina della cooperativa che la gestisce proponendola a feste di laurea e di compleanno, purché la richiesta non cada di giovedì o di venerdì, i giorni sacri del reggae, quando da Londra o addirittura dalla Jamaica arrivano i d.j. più celebri. L'ultimo, il giorno prima, era stato David Rodigan che ha portato dalla sua tana londinese un pacco di dischi in vinile, qualcuno regalatogli da Bob Marley in persona. Dieci anni fa Marina Fuhr, appena arrivata dall'Argentina, qui dentro aveva costruito passo dopo passo il suo tempio. Al sabato si ballava il liscio, al tango spettava il mercoledì. Partenza alle 21 con Francisco Canaro, arrivo alla 1, qualche volta alle 2, con Astor Piazzolla. E un finale con quattro o cinque versioni della Cumparsita selezionate dal musicalizador di origine controllata, il grande Marcelo, chitarrista e anche un po' poeta.

Tutto è stato splendido per anni, con stages di Osvaldo e Miguel Angel Zotto e un'esibizione di Rodolfo Dinzel (avvenimenti memorabili) fin quando sul mercoledì si è abbattuta un'amichevole concorrenza che ha quasi svuotato la sala. Prima il Tropicana e poi il Café Caribe erano più attraenti e più grandi, perciò più adatti ad un tango in crescita che, oltretutto, non aveva ancora visto nascere le milonghe che abbondano adesso in Lombardia, salvo l'impiego di una biblioteca a Bergamo, uno spazio piccolo ma molto amato.

(nella foto: Maki, Giosi e Marina)

Quando Marina Fuhr si è allontanata da Piazza Carbonari per spostarsi in una nuova milonga di Via Mecenate, molto presto inghiottita in modo inesorabile dalla salsa cubana e dintorni, era già cominciato il 2000.

L'Acqua Potabile è andata avanti ancora un po' con il ballo liscio e con feste africane da non credere, autentici spettacoli teatrali.Poi sono arrivati i peruviani con le loro danze folcloristiche e, prima di una lunga stagione di flamenco, il tango ha fatto una riapparizione con Alfredo e Letizia. Un mordi e fuggi concentrato più che altro sulle lezioni ed un doposcuola. La sala denunciava dei problemi. L'antica macchina verdastra nascosta dietro un palcoscenico, per lunghi anni usata per filtrare l'acqua del Lambro che scorre sotto la vicina Melchiorre Gioia, mandava esalazioni fastidiose.

Pablo Logiovine
Supersabino

Magari dopo una mezzora ci si faceva l'abitudine ma l'ingresso era da tapparsi il naso. Lo spogliatoio era diventato un magazzino, ai bagni veniva riservato un votaccio. Erano attraenti i tavolini con la tovaglietta rossa e le candele che Marina passava ad accendere come in un rito prima che iniziasse la musica. Il pavimento era perfetto, non di legno ma mai scivoloso. Semmai, se l'umidità saliva, era necessario buttare qua e là del borotalco. Al bar, ricavato in una saletta, c'era Azise, nero come tutti i senegalesi, buono e divertente, un vocione da orco, aveva cinquant'anni e ne dimostrava trenta.


Un mercoledì non si è fatto più vedere, aveva trovato lavoro da un'altra parte, tutti ormai capivano che la sala si stava fermando. Il Comune di Milano sapeva che un giorno o l'altro sarebbe successo ed aveva progettato una bonifica del locale. Sapete come vanno queste cose, gli anni volano e non succede niente. Fin quando, pochi mesi fa, a lavori avviati e dopo un fortunato collaudo col reggae, a qualcuno torna in mente il tango.

Chi potrebbe rilanciarlo? Dopo un po' di riflessioni la scelta cade su "Las brujas del tango" che è come dire le due tangueras che nel 2003 hanno inventato con successo il tango alla Galleria Meravigli: Makiko Mori detta Maki e Giuseppina Gazzaniga detta Giosi. Anche nel tango le donne protagoniste non sono una rarità. Ormai più italiana che giapponese Maki ha fatto amicizia con Giosi frequentando il Bellezza, Alberto Colombo e Alessandra Rizzotti. Sono passati nove anni, la passione è sempre uguale e semmai si è raffinata. L'esperienza sostiene bene le loro iniziative. Per inaugurare l'H2O da Venezia è stato invitato in consolle Sabino Fabio Cirulli, detto Supersabino, ben messo nella classifica nazionale dei musicalizadores. E per rendere ultravincente la serata, ecco l'argentino Pablo Logiovine con il suo bandoneón.

L'ha presentato Alejandro Angelica che ha ricordato la sua prima apparizione italiana all'Acqua Potabile (in effetti, un'esibizione proprio con Marina Fuhr) e che ha detto: "Chissà perché la sala sembra divenuta più piccola, come nei ricordi dei grandi quando rivedono i posti dove sono stati da piccoli". Una spiegazione ci sarebbe, i tavolini sono stati sostituiti da tavoloni e lo spazio si è rimpicciolito. E' l'unico cambiamento che potrebbe sollecitare una riflessione. Per il resto, non c'è conflitto tra gli sfondi del reggae e quelli del tango. I quadretti appesi da Marina con tangueros disegnati o dipinti da vari artisti, ignoti o noti ( immancabili i ballerini di Botero) sono stati archiviati. Si potevano immaginare colorazioni stile Jamaica, con il nero (la difficoltà del passato), il verde (la terra fertile) e il giallo (la luce del sole). Il nero in effetti c'è, schiaffato sul soffitto. Poi le pareti sono arancione e il bar è rosso, sarà stato un caso ma, il bianco a parte, sono i colori principali del tango, il segno di un destino. Folla strabocchevole con Pablo Logiovine che ha fatto del suo meglio per non far pensare a quanto sia improbabile fare musica con l'uso solitario del bandoneón. L'inizio era stato fissato alle 23,30, un orario inconsueto. Ha voluto essere un modo per passare tutta la notte col tango, sino all'ora del cappuccino con la brioche, come accade a Buenos Aires. Programmi e progetti sono in fase di studio.All'inaugurazione c'era anche Marina Fuhr, appena uscita da uno spettacolo a Milanodue. Occhi curiosi, un po' sorpresi. Rimpianti, nostalgia? Mannò, il tempo gira le pagine e la vita è così, è un tango. (Maggio 2005)

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