di Massimo Di Marco

 

Dopo tanti anni irrompe nelle milonghe

LUNFARDIA

Il tango di De André- Ferri che avrebbe potuto cantare Mina e che invece grazie a Dori Ghezzi è entrato nel repertorio di Adriano Celentano. Ma c'é anche la versione con la voce sorprendentemente porteña del musicista che l'ha creato

Fabrizio De Andrè
Roberto Ferri
 
 

testo di Massimo Di Marco


In certe milonghe, classiche o chissacosa, è per tutti una meraviglia imbattersi d'improvviso con Adriano Celentano che canta Lunfardia in una tanda spesso dedicata ad un ventaglio italiano: con Mina che canta Nostalgias, Milva che intona Malena e un Chitarra Romana tradotto in argentino. La voglia di considerare Lunfardia un mattone del Tango Nuevo è appiccicata alla poca cultura di qualche musicalizador o (più perdonabili) di principianti, travolti dal tango di prima, di ieri, di oggi e magari di domani. Insomma Lunfardia é d'attualità ed é il momento di raccontarne la (bella) storia.
Esce nel 2004 con il disco C'é sempre un motivo in cui Adriano Celentano canta Lunfardia in castellano.
La musica é di Roberto Ferri, le parole sono di Fabrizio De André e di Roberto Ferri. Il testo originale è in italiano e poichè De André é scomparso all'inizio del 1999 la nascita di Lunfardia è riconducibile tra il 1996 e il 1997 quando in Italia il tango tirava fuori la testa dalla culla.
Quindi Lunfardia non è Tango Nuevo ma l'unico autentico tango italiano che nasce sicuramente a Genova ma è concepito, attraverso scavi nella cultura tanguera, alla Boca o San Telmo o uno di quei quartieri della vecchia Buenos Aires non a caso invaso dagli emigranti genovesi.
Il titolo non è un'invenzione, il testo di De André-Ferri contiene espressioni lunfarde a sufficienza per lasciar immaginare una ricerca che non è stata una mano di vernice ma un modo per entrare nell'anima del tango e prenderne un'ispirazione.
In bozza il lunfardo era soverchiante ma l'idea che poi nessuno avrebbe capito niente ha indotto a limare parecchie parole delle quali Roberto Ferri ha tenuto conto quando le ha tradotte in castellano per poi consegnarle alla supervisione di Josè Luis Tagliaferro che ha suggerito tre o quattro cambiamenti.
Ed intanto Roberto Ferri scriveva la musica alla quale l'accordeón di Richard Galliano ha dato un accento porteño: ma già le note di base possedevano un'argentinità sorprendente in un artista diviso tra Italia e Francia oltrechè per far parte della scuderia di Mina. Del resto non arriviamo noi a raccontare Roberto Ferri all'alba del 2009.


Una curiosità:
Lunfardia, storia di una donna tradita dal marito che decide allora di entrare in qualsiasi letto, poteva essere destinato a Mina. Che tuttavia l'ha accolto così:"Non saprei dove collocarlo..."
Con la sua voce Mina può cantare qualsiasi cosa ma il tango non é "qualsiasi cosa". La verità è a Lugano, qui si può solo pensare, forse sbagliando, che Mina abbia protetto se stessa da un'interpretazione eccellente ma un poco distante da Buenos Aires.
Dori Ghezzi ha allora l'idea di regalare la canzone ad Adriano Celentano che l'ha acchiappata con la velocità del falco. Il suo nuovo disco stava uscendo, non ha avuto neppure il tempo di evitare qualche errore di testo e di pronuncia o di variare il provino mandatogli da Roberto Ferri.
C'é sempre un motivo ha venduto 750 mila copie. E così Lunfardia è finito nelle case di collezionisti che magari non avevano nessun rapporto col tango e l'avranno valutato più che altro per la voce.
Da quel disco
Lunfardia non è rimbalzato da nessuna altra parte, forse lo stesso Celentano ha creduto alla sua esecuzione ma non all'idea di aver interpretato un tango tanto vero.
Piccolo colpo di scena: nel 2006
Lunfardia entra in un disco di Roberto Ferri, Vivo d'arte, tra ballate in francese e canzoni in italiano.
In apparenza non c'entra niente, in sostanza è perfettamente integrato nell'arte che Roberto Ferri si propone di condividere.
All'interpretazione di Celentano si accosta la sua. E qual é la più bella?
Il
Lunfardia di Celentano é emozionante, poetico sino a sorprendere, coinvolgente, trascinante. L'intuizione di Dori Ghezzi é stata felice. L'interpretazione fa immaginare un Celentano quasi argentino e quasi porteño.
Il
Lunfardia di Roberto Ferri é tango puro, Borges lo avrebbe applaudito con felicità. Un attimo più grezzo, nel contempo più ricco di sensualità. Altrettanto pieno di trasporto, argentino, decisamente argentino. Solo un grande artista avrebbe potuto scrivere una musica tanto capace di entrarti nel cuore.
Una versione di Milva non dispiacerebbe. Altre cantanti? Chissà, si potrebbe fare il nome di Alessandra Amoroso, la rivelazione di Amici 2009. Perchè no?

Alessandra Amoroso

Conclusioni: Lunfardia (ballabilissimo nello stile che più preferite) è un tango troppo prezioso per non essere amato.
Trovate
C'é sempre un motivo non facilmente ma non è una rarità. Se proprio non ce la fate andate su Dada.it che non vi regala tutto il disco ma vi lascia scaricare Lunfardia come preferite.


Vivo d'arte non è nei negozi. Scrivete a malfreda@libero.it e prendete accordi. Il costo è di euro 12,50 compresa la spedizione che è rapida.

(mdm- marzo 2009)

Lunfardia
testo in castellano-lunfardo
di Roberto Ferri

ella vive el día en San Telmo
en la Boca de noche está 
allá la llaman bacana
aquí busca aunque abrochada está
en sus pasos el tango
en la bocha un clavo pa’ doblar
bajo una luna porteña
bamboleando su martona va
qué harías vos
de este viento que
le sube de las piernas
hasta el corazón
qué harías vos
de estos ojos negros que
se abotonan bien
con ella y con la noche
estos hombres borrachos
que le hablan siempre de ellos
con lengua de tabaco
ellos abren pronto así sus labios
por cada escarcha que cae
una rosa abierta ella cultiva
hasta que le escupen polvo de oro
que en el profundo centro de su deseo cruel arriba
y qué harías vos
de este viento que
ecc.ecc.
cuando su fulano
aquel chanta se fue
la regadera al suelo
como una taza se cayó
aun mina fiel
hasta que se mueva el día
bajo las estrellas es turra
en esta cegante noche de lunfardía
y qué harìas vos
de este viento que
ecc.ecc.

 


Lunfardia

testo in italiano
di Fabrizio De André e Roberto Ferri

Vive il giorno a San Telmo
e di notte sta alla Boca
là la chiamano signora
qui puttana anche se è sposata
nei suoi passi c’è il tango
nella testa un chiodo da piegare
sotto la luna del porto
dondolando le tette cammina
cosa faresti tu
di questo vento che
le sale dalle gambe
fino a prenderle il cuore
cosa faresti tu
di questi occhi neri che
si sposano bene
con lei e con la notte
questi uomini ubriachi
che le parlano sempre di sé
con la lingua che sa di tabacco
aprono in fretta le sue labbra
per ogni brina che cade
una rosa aperta ella coltiva
fino a quando le sputano polvere d’oro
che nel profondo centro del suo desiderio crudele approda
cosa faresti tu
di questo vento che
ecc. ecc.
quando il suo uomo
quel balordo se ne andò
la fica le cadde in terra
come una tazza
ancora sposa fedele
fino a che si muove il giorno
sotto le stelle fa la battona
in questa accecante notte di lunfardia
cosa faresti tu
di questo vento che
ecc. ecc.

Mina
Sulla tua bocca lo dirò
 
Salvatore Accardo

Mina e il tango

Lungo, spaziato e non irrompente il percorso di Mina nel tango, probabilmente poco assistita nell'affrontare musiche e parole sconosciute, appartenenti non ad un genere ma ad una cultura con radici tanto profonde attorcigliate ad una colonna sonora con voci oscure, drammatizzanti.

1967- Mina canta alla tivù il tango "Uno" del 1943, musica di Mariano Mores e letra di Enrique Santos Discepolo. E' una storia d'amore tanto disperata da venir confrontata ad un urlo nel cielo, un urlo straziante contro il destino. A Buenos Aires la prima registrazione è di Francisco Canaro (26 maggio) con la voce di Carlos Roldan. Due giorni dopo la Victor, agitatissima per esser stata preceduta, chiama negli studi Mario Maurano con la sua orchestra e Libertad Lamarque. Il mese dopo ripete la registrazione con Troilo e Alberto Marino. La canzone è perciò adatta tanto ad una voce maschile che femminile. Ma la voce non basta senza gli accenti di Buenos Aires. Mina la interpreta in uno stile distante da quello che il tango vorrebbe e si muove con movenze da film quasi comico. A sua difesa c'é il fatto che nel 1967 la cultura del tango in Italia è inferiore a quella dell'epoca degli emigranti. Le orchestre suonano il tango alla romagnola. E' il momento in cui a Buenos Aires il tango supera una crisi che sembrava irreparabile e vive un grandioso rilancio. Ma in Italia non arriva nessun segnale.

1968- Mina canta la Cumparsita su Rai Uno al centro di un balletto che non assomiglia all'Argentina. La musica propone variazioni che storpiano il tema di base. L'intonazione si discosta dall'originale quel tanto che basta per toglierne i colori. Ci si potrebbe chiedere se si tratta ancora di un tango o di cosa.

1972- Mina incontra Astor Piazzolla nella trasmissione televisiva Teatro 10 e canta Balada para mi muerte, letra di Horacio Ferrer. Il livello poetico del pezzo é alto, non si può cantarlo senza essere grandi artisti.

Era la prima volta che Mina si imbatteva in Piazzolla e sicuramente ne ha ricavato un'emozione grande. Tanto da precipitarsi quella notte stessa in uno studio di registrazione con la sua squadra per inserire il tango in un suo CD dove é diventato Come suoneranno le sei. L'interpretazione di Mina sarà piuttosto strumentalizzata per un confronto con Milva che negli anni ha avuto risvolti internazionali. In Italia Mina non ha perso, come minimo ha pareggiato. Appare un risultato logico in questo tempio Pop del quale Mina ha firmato la bandiera. Il giudizio più ampio, diciamo europeo con un po' dell'America del Nord, ha invece riconosciuto nella voce graffiante di Milva una maggiore adesione al carattere di Piazzolla. Il popolo di Mina ha contestato quello di Milva definendola teatrale ed eccessiva. Difficile considerare che l'Argentina sia così per vocazione naturale. Il tango é stato fatto a sua immagine e somiglianza.

1978- Mina canta in Gran Varietà tre tanghi classici: Adios mucachos, Caminito, Esta noche me emboracho. Insomma...

2001- Esce in Spagna un CD di Mina (Collecion Latina) nel quale canta Nostalgias, un tango del 1935 che Juan Carlos Cobian scrive a New York per ricordare Carlos Gardel, bruciato nell'incidente di Medellin. La poesia è di un certo Sepulveda. A Cobian non piace: nel 1936 torna a Buenos Aires e incarica Enrique Cadicamo di riscrivere le letras.

Diventa il cuore di El Cantor de Buenos Aires, un'opera teatrale che va in scena al Teatro Smart. Ma all'impresario Nostalgias non piace, la ritira. Qualche mese dopo Cobian la suona in un caffé di Calle Florida e la fa cantare ad Antonio Rodriguez Lesende. E' un successo. In pochi giorni diventa la canzone di tutta la città perchè in questa città Gardel non é mai morto. L'interpretazione di MIna rimbalza da Collecion Latina a Viva la Diva nel 2004: non cambia nulla, solo l'etichetta. E' il miglior tango di Mina ma non tutti sono convinti che la voce squillante della cantante sia la più adatta per gestire la drammaticità voluta da Cadicamo e da Cobian.

2009- Alla vigilia di Sanremo esce Sulla tua bocca lo dirò: tra brani di lirica e dintorni c'è Oblivion arrangiato da Gianni Ferrio che ne ritocca qualche accento, zummando parecchio sul contrabbasso nella parte iniziale. E' necessario distinguere la musica dal canto poichè si tratta di un'opera di Astor Piazzolla ma non di un tango, benchè alcuni musicalizadores lo mettano in repertorio nelle notti in milonga. Poi si sa che tutto o quasi in milonga diventa ballabile alla maniera del tango, basterà citare il successo di Tango to Evora, un classico della musica celtica creato da Loreena McKennit, tango solo nel titolo. Per tornare a Gianni Ferrio, il suo arrangiamento é destinato al gusto personale: gli Oblivion in circolazione non sono pochissimi e le esecuzioni sono tutte eccellenti. Nella proposta proposta di Gianni Fierro, in cui Oblivion appare a tratti un po' modernizzato, Mina è convincente. In qualche momento la voce si alza ma la performance é stupenda. Da ricordare: Oblivion è uscito dal bandoneón di Piazzolla ma anche, in un'edizione strepitosa, dal violino di Salvatore Accardo. Che idea immaginare Mina appoggiare la voce sulla poesia del suo archetto.

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