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Carlos
Gavito e Maria Plazaola |
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Carlos
Gavito e Christiane Pala |
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Carlos
Gavito e Monica Parra |
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Carlos
Morel |
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Adrian
Spinelli |
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Durante
la lavorazione |
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Sul set |
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Grazie per il voto
Il cortometraggio
"Exiliado
en el cielo"
non
ha vinto il concorso al quale ha partecipato. Gli organizzatori
non hanno fornito particolari, benché richiesti.
Anche a nome del regista grazie a quanti hanno votato
a favore del film.
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Con il patrocinio
del Governo di Buenos Aires parte in Argentina il Primo Festival
Internazionale di Video Arte On line. Nella sezione Cortos
Ficción è giunto in finale anche Exiliado en el cielo,
il capolavoro di Marcelo Castro che ha per protagonista Carlos Gavito
e il suo tragico destino.
Il giovane regista argentino (38 anni nel dicembre del 2003, quando
ha girato il film) ha avuto il grande coraggio di misurarsi con
l’assassino del secolo nel momento in cui Carlos Gavito ha
saputo che avrebbe avuto i giorni contati. Come Castro abbia poi
convinto Gavito a partecipare al film come protagonista, rimarrà
un suo segreto. Certo ne fosse uscito un filmaccio Gavito gli avrebbe
bruciato anche la casa per essere sicuro che tutto fosse andato
distrutto. Invece me ne parlava così: “ E’
forte, quel film sono io ma…non posso guardarlo. Quando lo
proiettano io esco dalla sala, vado in strada e mi accorgo che sto
tremando”.
Il cortometraggio originale dura 17 minuti. Gavito l’ha portato
in Italia nel febbraio del 2005, si può dire appena finito.
La prima proiezione in pubblico è avvenuta a Catania grazie
all’amicizia di Ennio Bousquet (l’ideatore con la moglie
Tiziana Salafia dell’associazione Neotango) con Castro e con
lo stesso Gavito, il suo maestro e la sua guida nel percorso del
tango. Poi qua e là c’è stata qualche proiezione
clandestina, ma non più di due o tre. Le persone che l’hanno
vista non sono state più di 300: ora tutti possono vederlo
su Youtube, basta cercare Exiliado en el cielo.
Si tratta comunque di una riduzione: Castro ha sfrondato il film
originale fino a portarlo a 6’20” più i titoli
di coda. Una chirurgia per la verità magistrale poiché
il racconto non è stato neppure sfiorato dalla lima, usata
piuttosto per piallare i contorni, tipo una scena di due donne che
si baciano alla grande in un bar mentre tutto è travolto
da una specie di tangostorm: la musica esplode, tutti sembrano pazzi,
giovani e non giovani, in una scena distantissima da quella che
Castro ci propone subito dopo e che avrà una conclusione
piena di lacrime. Nella tecnica e nella genialità del regista
c’è tutta la cultura argentina del fantastico che in
questo film scolpisce un superbo pezzo d’arte con una potenza
emotiva pazzesca.
Carlos Gavito è l’attore di se stesso ma non recita
esattamente la sua parte, sarebbe stata una crudeltà persino
sciocca. E’ il nonno di un nipote sui 30 anni ( Adrian Spinelli)
sempre nudo, che dopo il verdetto di una TAC aspetta il suo destino.
Nonno e nipote si incrociano una sola volta, frettolosamente, non
si dicono niente se non con uno sguardo sfuggente. Va detto che
tiene buona compagnia alla bravura di Castro la sensibilità
creativa di Carolina Ibañez ( direttore artistico) e la capacità
tecnico-pittorica di Gustavo Biazzi (direttore della fotografia).
Di lui si può aggiungere che sia riuscito ad ottenere col
colore tutto ciò che non c’è più, ormai
sepolto tra le ricchezze e le magìe dimenticate del bianco
e nero.
Castro ha lasciato che Gavito si esprimesse con il suo linguaggio
preferito che è quello dei passi con i quali fa ballare Maria
Plazaola, la bionda Monica Parra e Christiane Palha, che è
anche attrice. E’ il suo tango inimitabile, intenso, vissuto
centimetro dopo centimetro che coinvolge totalmente le tre donne.
Non mancano i primi piani destinati esclusivamente ai passi ed a
quelle figure tanto semplici quanto assolutamente complesse, ricamate
in spazietti incredibili, calibrate sulla musica con perfezione.
Da u n ultimo tango Gavito esce con un’espressione straziante,
inevitabile: è il suo addio.
Il suo destino si compie all’alba del 1° luglio 2005.
Tra febbraio ed aprile è stato in Italia (le ultime tre settimane
a Roma, in un ospedale dove ha insegnato il tango alle infermiere).
A Buenos Aires ha potuto frequentare ancora un paio di milongas,
ma è stata solo una fugace presenza. Altrimenti avrebbe fatto
il giro delle sue preferite, Porteño y bailarin, La Nacional,
Niño bien, La viruta, Sunderland, El beso.
Nella prima settimana di agosto Castro ha organizzato una proiezione
itinerante del film. Proprio a cominciare da Porteño y bailarin.
Sullo sfondo del film è dominante la musica di Carlos Morel,
il cantante di Forever Tango. Il lungo peregrinare della compagnia
ha permesso a Morel ( che ha oggi 50 anni) ed a Gavito di stabilire
una profonda amicizia. Morel è il nome d’arte che nasconde
Carlos Daniel Gonzales, apparso nel mondo del tango verso i vent’anni.
La sua performance da primato l’ha realizzata in Giappone
nello spettacolo Tango Tango di Gloria y Eduardo, 64 concerti in
3 mesi. E’anche un musicista, suona la chitarra e il bandoneon
e al suo grande amico ha dedicato Milonga para Gavito, autore anche
delle letras.
La sua musica e la sua voce accompagnano il film sino all’ultimo
lasciando solo all’inizio lo spazio ad una poesia recitata
da Marcelo Lupis che l’ha scritta a quattro mani con lo stesso
Marcelo Castro. Lupis è in realtà un musicista, un
violinista che ha diretto la tempesta musicale nella scena del bar
dove si può ascoltare il bandoneon di Marina Barros.
Il Primo Festival Internazionale di Video Arte On line è
organizzato dalla Pramer, una società multinazionale,
di nascita brasiliana, che distribuisce programmi televisivi e che
a volte li produce. Ha anche il controllo di diverse emittenti televisive,
in Argentina è la proprietaria di Canal (A). I premi in palio
sono 5000 pesos in materiale per la realizzazione di film, prodotto
dalla Charvay, oltre alla trasposizione dell’opera vincitrice
in 35 mm.
La scelta del film vincente avviene in Internet per votazione. La
formula è molto seria.
Innanzitutto si deve raggiungere il sito: www.arteenvideo.canalaonline.com
Il passaggio successivo è l’ingresso nella sezione
Cortos Ficción. Qui ci si registra, nome e cognome ed e-mail
con password. L’organizzazione risponde immediatamente ed
autorizza il voto che può essere uno solo. Ma per essere
valido è necessario esprimere un voto anche per una seconda
delle opere in lizza. Si tratta quindi di guardarle tutte e di valutarle.
L’inizio della votazione è stato il 30 agosto, il termine
è fissato per il 25 febbraio del 2009.
Tangocaffe vi invita ovviamente
a votare per Exiliado en el cielo. Si
tratta di un capolavoro, certamente il migliore espresso dal tango
che pure ne ha visti realizzati tanti e di ottima qualità.
La vittoria dell’opera di Marcelo Castro sarà anche
la vittoria, ideale, di Carlos Gavito. Non proprio la sua, visto
che il tango-gara era proprio l’ultimo dei suoi pensieri,
ma quella del tango-arte al quale ha dedicato tutta la sua vita
e le sue energie creative. Ce lo ha lasciato in eredità,
patrimonio straordinario che ci dice e ci ripete cosa sia il tango,
anche il tango più semplice, purchè la musica ed i
passi siano scanditi dai palpiti del cuore.
(mdm- ottobre 2008)
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