El trece appare come
il simbolo di tutti i tanghi che sanno creare una grande
emozione nella dolce prigione di un abbraccio. La
musica ritma il dondolio dell'anima, quasi una culla, nello
scenario di passioni che si intrecciano. Il titolo è
del tutto casuale, lo ha scelto Alberico Spatola perchè
lo ha composto nel 1913, quando quasi per vezzo dava ai
suoi tanghi un numero piuttosto che un vero titolo fatto
di parole. Ma poi, dopo il tango Venticinque ha cambiato
idea. Il testo poetico è di Angel Villoldo che andava
a registrare i tanghi a Parigi perchè le attrezzature
di Buenos Aires gracchiavano.
Nato a Montevideo, Spatola ha composto
El Trece quando suonava a Buenos Aires al Café Parisien
di Calle Esmeralda. Villoldo, poeta e musicista, non era
ancora "il papà del tango" ma aveva già
preso questa strada. Di questo tango Lulamiao ha scelto
la versione del 1932 di Adolfo Leandro Carabelli (1893-1947),
pianista, un genio della musica classica che i suoi primi
maestri argentini hanno mandato a studiare In Italia, a
Bologna, per salire ancora più in alto. Per caso
si è avvicinato al jazz ed é così che
la Tipica Victor gli ha offerto la direzione della sua orchestra
di jazz e di musica popolare. Carabelli era tuttavia proprietà
della Victor solo per le registrazioni.
Quindi aveva messo assieme la sua
orchestra che era anche composta da alcuni professori della
Tipica Victor, come ad esempio i violinisti Francia, Rossi
e, soprattutto, il grande Elvino Verdaro. Ne El Trece di
Carabelli la voce è di Alberto Gómez, cantante
popolare dell'epoca, piuttosto tenore, che in realtà
si chiamava Egidio Alberto Aducci.Carlos Gardel gli voleva
bene e lo chiamava, semplicemente, Nico.