di Massimo Di Marco
ESPRESSO

 

Carlos Gardel
Il funerale

testo di Massimo Di Marco


24 Giugno 1935, il giorno delle lacrime

Alle 14,58 della Colombia il piccolo aereo sul quale Carlitos Gardel ha preso posto con un gruppo di musicisti brucia sulla pista di Medellin dopo l'urto con un trimotore. A Buenos Aires è un lunedì freddo e grigio, la notizia della tragedia si propaga molto velocemente. José Razzano che ha cantato con Gardel per vent'anni l'apprende quando esce dalla metropolitana alla fermata di Callao. Con gli occhi pieni di pianto comincia a vagare per le strade di una città


Il primo tango di Claudia Mendoza

La grande partner di Luis Castro aveva 15 anni, abitava a Quilmes, nell'estesa periferia di Buenos Aires e studiava folclore. Era entrata in un balletto che si esercitava al Rodeo, appena fuori Quilme. Il maestro era Armando, nonno del fidanzato della sorella di Claudia, sopra gli 80 anni, il padre e la madre avevano ballato il tango degli albori. In un giorno di festa l'orchestra ad un certo punto suona un tango. Nonno Armando dice: Claudia, balliamo. Ma Claudia non sapeva neanche da che parte cominciare e poi "pensavo che il tango fosse cosa per vecchi". Rifiuta con cortesia e anche con sufficiente fermezza:" A parte che non lo so ballare, non mi piace proprio, non è un ballo per me".

Nonno Armando è tosto e non molla, torna all'attacco con le parole che fanno sempre vincere i nonni:" Claudia, prima di morire io devo ballare un tango con te". E allora Claudia cede, dice che va bene, che in ogni caso striscerà i piedi perché non conosce i passi. L'orchestra riattacca, questa volta suona la Cumparsita e questo, ballato in qualche modo, è stato il primo tango di Claudia. Adesso che é diventata Claudia Mendoza de Castro, una stella del tango famosa in tutto il mondo, ha ancora nella sua memoria tutte le sfumature di quell'approccio. La Cumparsita è certamente nel suo top-10 ma non è il tango che ama di più. " Al primo posto c'è Recuerdo, appena cominciano le note sento la scossa ".



L'università no global del tango

Il tango continua a portarsi dietro le variabili culllate dalla sua storia incerta nel grembo di una città che sicuramente è stata sua madre. In Argentina è divenuto, con il passare degli anni, più elegante, sentimentale, emozionante. Sul piano tecnico è cresciuta la sincronia della coppia nonostante le diversità tra gli stili: orillero, milonguero, salón, fantasia, acrobatico. Nelle sale del centro di Bs As prevale lo stile milonguero che ai tangueros dei quartieri storici non piace perché la mano dell'uomo non guida e gli ochos della donna sono sacrificati dalla mancanza di spazio. La contrapposizione tra milonguero e salón-fantasia è appena sfiorata dal nuevo-tango (poco o tanto acrobatico) e dal viejo-tango che non è solo il canyengue.

Questi stili diversi hanno in comune il carattere degli argentini dal quale sgorga una postura scolpita, un'interpretazione intensa. Nel tango ballano la loro tristezza, nel vals cruzado il loro romanticismo, nella milonga la loro gioia di vivere. Negli Stati Uniti il tango perde il contatto degli sguardi nella coppia, spesso è meccanico, vissuto come in una coreografia praticata in modo dilettantesco.In Europa abbondano gli automatismi, certe figure non compatibili nelle milonghe affollate, bruschi gesti d'accento passionale. Ma l'Europa non è tutta uguale e nemmeno l'Italia dove a volte la coppia tende a ballare per la vetrina più che per se stessa. Questa analisi arriva in modo prevalente da Buenos Aires e Rosario e dai sensori che gli accademici hanno sparso qua e là allo scopo di capire come cammina il tango nel mondo.



EL CHOCLO cresce

Durante la Prima Guerra Mondiale del 1915-18 il giornalista argentino Tito Livio Foppa si ritrova in Austria, a Lemberg, tra gli invitati ad una cerimonia militare. Ad un generale viene l'idea di far suonare al pianista l'inno nazionale dei Paesi ai quali appartengono i giornalisti presenti. Quando arriva il turno di Foppa il pianista si avvicina al generale, gli sussurra che non conosce l'inno argentino, però potrebbe suonare qualcosa di simile. Dal pianoforte escono le note de El Choclo, i militari si mettono sull'attenti e salutano. E' un bel punto a favore del tango di Angel Villoldo adesso che sembra avvicinarsi molto alla Cumparsita nella classifica dei brani più popolari tenuta aggiornata dalle riviste musicali argentine. Se la scavalcasse sarebbe un vero avvenimento e gli unici a non stupirsene sarebbero i seguaci di Astor Piazzolla che definiva la Cumparsita "un tema horrible". Le probabilità non sono molte ma un lampo di celebrità non stonerebbe nella vita movimentata de El Choclo che, come ha ricordato recentemente Tango y Cultura Popular (la bella pubblicazione digitale di Rosario) è stato suonato in pubblico per la prima volta nel 1905: ma non come tango, come danza criolla.

Così ha dovuto presentarlo il pianista José Luis Roncallo che suonava all'Americano (un lussuoso ristorante) dove il proprietario Domingo Gaudo non amava i tanghi. Come tutti sanno il titolo del brano è stato interpretato in modi diversi, anche perché la parte poetica ha avuto tanti padri: Villoldo, Catán, Discepolo, Louis Armstrong (1952) che l'ha suonato come Kiss of fire, bacio di fuoco. Non sono mancate interpretazioni molto più spinte malgrado Doña Irene, sorella di Villoldo, avesse precisato che El Choclo non fosse che il soprannome di un furfante che si aggirava per Buenos Aires alla ricerca di portafogli da acchiappare con la minaccia del coltello.



Adios passo uno

Rivoluzione nella scuola argentina per la disciplina nelle milonghe
Nelle scuole argentine, quasi tutte, il passo numero 1, che è un passo indietro, non c'è più. Il passo 1 ha preso il posto del passo 2 (partenza dell'uomo a sinistra) e la donna incrocia sul 4. E' una felice rivoluzione nell'insegnamento che automatizza ciò che invano si è sempre chiesto ai principianti nelle milonghe e cioè la partenza sul 2 per evitare lo scontro con la coppia che segue. Se il passo indietro del principiante era pericoloso, quello del ballerino avanzato (diciamo così) risultava micidiale. Infatti, una volta interiorizzato, il ballerino che si muove come gli pare e soprattutto senza guardarsi attorno adopera il passo indietro in molte occasioni a prescindere dalla partenza producendo grandi guai. Le milonghe esentate da queste mine vaganti sono felici eccezioni. L'insegnamento argentino, constatato tutto questo da tempo, alla fine ha preso la storica decisione di sopprimere il passo 1. I maestri che insegnano tango fuori dall'Argentina sono sorpresi e un po' sconvolti ma si rendono anche conto che la "novità" è assolutamente indispensabile per la disciplina delle milonghe dove è sempre un po' difficile radicalizzare il concetto che il ballo non è esibizione e che la coppia non balla da sola ma assieme a tutta la sala.


Buenos Aires balla e piange

La Segreteria della Cultura del Governo della Città ha organizzato dal 15 febbraio al 9 marzo il IV Festival di Buenos Aires Tango con 52 concerti, 175 gruppi musicali, 500 maestri, 700 musicisti. La spesa si è aggirata sui 400 dei nostri vecchi milioni. E' stato un grande spettacolo al quale hanno preso parte tutte le celebrità del Tango Argentino compresi il Sexteto Major, il bandeonista Nestor Marconi, Mora Godoy, Los Dinzel, Milena Plebs. Chiunque aveva la possibilità di prendere lezioni gratuite, assistere ad un concerto o ad uno dei film proiettati al Museo del Cine e al Foro Gandhi. Due "homenajes" speciali sono stati dedicati al direttore d'orchestra Emilio Balcarce ed alla ballerina Carmencita Calderon, 97 anni. Il 7 marzo ha ballato al Colon con Juan Carlos Copes, 70. La crisi argentina, che è una crisi di povertà, ha messo in dubbio l'opportunità di questo festival. La metà degli abitanti di Buenos Aires vive in uno stato d'indigenza, la moneta vale un quarto di dollaro, la polizia non può più controllare la delinquenza, i casi di suicidio si stanno moltiplicando. Il turismo è l'ombra di quella che dovrebbe essere la principale risorsa del Paese che cento anni fa ha sfamato italiani, francesi, spagnoli, polacchi e via dicendo. Non è arrivato il momento di restituire all'Argentina qualcosa? Una milonga famosa di Bs As, La Viruta, ha inventato il tango della solidarietà. Ogni giorno offre un piatto di minestra a 4000 persone.
(Una cronica del 2002)

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E’ nuovamente d’attualità
il Maxera,
il cappello che per lunghi anni ha identificato il mondo del tango, portato da musicisti,cantanti e tangueros come un simbolo
per riconoscersi.

Lo ha creato Pascual Maxera un genovese emigrato in Argentina nel 1862 che tra il 1895 e il 1917 ne ha venduti migliaia. Era grigio, nero o marrone con una fascia nera di 4 centimetri e un fiocchetto.
Nessuno a La Boca, in Barracas o Avellaneda usciva di casa senza il Maxera, ma poi è divenuto il cappello di tutti i tanguistas del Sud America, premiato con 6 medaglie d’oro nelle Fiere internazionali. Non è mai passato di moda, ancora oggi è ricercatissimo.

In Italia è stato riproposto da un laboratorio sorto nel 1914,la cappelleria Melegari di Milano.
E’ un cappello molto simile al Maxera ma modernizzato, con il cono più basso e la struttura complessivamente più calibrata: un campione di eleganza.

Gli interessati possono scrivere
per maggiori dettagli a

info@tangolibri.it

 

 

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