Alle 14,58 della Colombia
il piccolo aereo sul quale Carlitos Gardel ha preso posto con
un gruppo di musicisti brucia sulla pista di Medellin dopo l'urto
con un trimotore. A Buenos Aires è un lunedì freddo e grigio,
la notizia della tragedia si propaga molto velocemente. José Razzano
che ha cantato con Gardel per vent'anni l'apprende quando esce
dalla metropolitana alla fermata di Callao. Con gli occhi pieni
di pianto comincia a vagare per le strade di una città
Il primo tango di Claudia Mendoza
La grande partner di Luis Castro aveva 15 anni, abitava
a Quilmes, nell'estesa periferia di Buenos Aires e studiava
folclore. Era entrata in un balletto che si esercitava
al Rodeo, appena fuori Quilme. Il maestro era Armando,
nonno del fidanzato della sorella di Claudia, sopra gli
80 anni, il padre e la madre avevano ballato il tango
degli albori. In un giorno di festa l'orchestra ad un
certo punto suona un tango. Nonno Armando dice: Claudia,
balliamo. Ma Claudia non sapeva neanche da che parte cominciare
e poi "pensavo che il tango fosse cosa per vecchi". Rifiuta
con cortesia e anche con sufficiente fermezza:" A parte
che non lo so ballare, non mi piace proprio, non è un
ballo per me".
Nonno Armando è tosto e non molla, torna all'attacco
con le parole che fanno sempre vincere i nonni:" Claudia,
prima di morire io devo ballare un tango con te". E allora
Claudia cede, dice che va bene, che in ogni caso striscerà
i piedi perché non conosce i passi. L'orchestra riattacca,
questa volta suona la Cumparsita e questo, ballato in
qualche modo, è stato il primo tango di Claudia. Adesso
che é diventata Claudia Mendoza de Castro, una stella
del tango famosa in tutto il mondo, ha ancora nella sua
memoria tutte le sfumature di quell'approccio. La Cumparsita
è certamente nel suo top-10 ma non è il tango che ama
di più. " Al primo posto c'è Recuerdo, appena cominciano
le note sento la scossa ".
L'università no global del
tango
Il tango continua a portarsi dietro le variabili culllate
dalla sua storia incerta nel grembo di una città che sicuramente
è stata sua madre. In Argentina è divenuto, con il passare
degli anni, più elegante, sentimentale, emozionante. Sul
piano tecnico è cresciuta la sincronia della coppia nonostante
le diversità tra gli stili: orillero, milonguero, salón,
fantasia, acrobatico. Nelle sale del centro di Bs As prevale
lo stile milonguero che ai tangueros dei quartieri storici
non piace perché la mano dell'uomo non guida e gli ochos
della donna sono sacrificati dalla mancanza di spazio.
La contrapposizione tra milonguero e salón-fantasia è
appena sfiorata dal nuevo-tango (poco o tanto acrobatico)
e dal viejo-tango che non è solo il canyengue.
Questi stili diversi hanno in comune
il carattere degli argentini dal quale sgorga una postura
scolpita, un'interpretazione intensa. Nel tango ballano
la loro tristezza, nel vals cruzado il loro romanticismo,
nella milonga la loro gioia di vivere. Negli Stati Uniti
il tango perde il contatto degli sguardi nella coppia,
spesso è meccanico, vissuto come in una coreografia praticata
in modo dilettantesco.In Europa abbondano gli automatismi,
certe figure non compatibili nelle milonghe affollate,
bruschi gesti d'accento passionale. Ma l'Europa non è
tutta uguale e nemmeno l'Italia dove a volte la coppia
tende a ballare per la vetrina più che per se stessa.
Questa analisi arriva in modo prevalente da Buenos Aires
e Rosario e dai sensori che gli accademici hanno sparso
qua e là allo scopo di capire come cammina il tango nel
mondo.
EL CHOCLO cresce
Durante la Prima Guerra Mondiale del 1915-18 il giornalista
argentino Tito Livio Foppa si ritrova in Austria, a Lemberg,
tra gli invitati ad una cerimonia militare. Ad un generale
viene l'idea di far suonare al pianista l'inno nazionale
dei Paesi ai quali appartengono i giornalisti presenti.
Quando arriva il turno di Foppa il pianista si avvicina
al generale, gli sussurra che non conosce l'inno argentino,
però potrebbe suonare qualcosa di simile. Dal pianoforte
escono le note de El Choclo, i militari si mettono sull'attenti
e salutano. E' un bel punto a favore del tango di Angel
Villoldo adesso che sembra avvicinarsi molto alla Cumparsita
nella classifica dei brani più popolari tenuta aggiornata
dalle riviste musicali argentine. Se la scavalcasse sarebbe
un vero avvenimento e gli unici a non stupirsene sarebbero
i seguaci di Astor Piazzolla che definiva la Cumparsita
"un tema horrible". Le probabilità non sono
molte ma un lampo di celebrità non stonerebbe nella vita
movimentata de El Choclo che, come ha ricordato recentemente
Tango y Cultura Popular (la bella pubblicazione digitale
di Rosario) è stato suonato in pubblico per la prima volta
nel 1905: ma non come tango, come danza criolla.
Così ha dovuto presentarlo il pianista José Luis Roncallo
che suonava all'Americano (un lussuoso ristorante) dove
il proprietario Domingo Gaudo non amava i tanghi. Come
tutti sanno il titolo del brano è stato interpretato in
modi diversi, anche perché la parte poetica ha avuto tanti
padri: Villoldo, Catán, Discepolo, Louis Armstrong (1952)
che l'ha suonato come Kiss of fire, bacio di fuoco. Non
sono mancate interpretazioni molto più spinte malgrado
Doña Irene, sorella di Villoldo, avesse precisato che
El Choclo non fosse che il soprannome di un furfante che
si aggirava per Buenos Aires alla ricerca di portafogli
da acchiappare con la minaccia del coltello.
Adios passo uno
Rivoluzione
nella scuola argentina per la disciplina nelle milonghe
Nelle scuole argentine, quasi tutte, il passo numero 1,
che è un passo indietro, non c'è più. Il passo 1 ha preso
il posto del passo 2 (partenza dell'uomo a sinistra) e la
donna incrocia sul 4. E' una felice rivoluzione nell'insegnamento
che automatizza ciò che invano si è sempre chiesto ai principianti
nelle milonghe e cioè la partenza sul 2 per evitare lo scontro
con la coppia che segue. Se il passo indietro del principiante
era pericoloso, quello del ballerino avanzato (diciamo così)
risultava micidiale. Infatti, una volta interiorizzato,
il ballerino che si muove come gli pare e soprattutto senza
guardarsi attorno adopera il passo indietro in molte occasioni
a prescindere dalla partenza producendo grandi guai. Le
milonghe esentate da queste mine vaganti sono felici eccezioni.
L'insegnamento argentino, constatato tutto questo da tempo,
alla fine ha preso la storica decisione di sopprimere il
passo 1. I maestri che insegnano tango fuori dall'Argentina
sono sorpresi e un po' sconvolti ma si rendono anche conto
che la "novità" è assolutamente indispensabile
per la disciplina delle milonghe dove è sempre un po' difficile
radicalizzare il concetto che il ballo non è esibizione
e che la coppia non balla da sola ma assieme a tutta la
sala.
Buenos Aires balla e piange
La Segreteria della Cultura del Governo della Città ha organizzato
dal 15 febbraio al 9 marzo il IV Festival di Buenos Aires
Tango con 52 concerti, 175 gruppi musicali, 500 maestri,
700 musicisti. La spesa si è aggirata sui 400 dei nostri
vecchi milioni. E' stato un grande spettacolo al quale hanno
preso parte tutte le celebrità del Tango Argentino compresi
il Sexteto Major, il bandeonista Nestor Marconi, Mora Godoy,
Los Dinzel, Milena Plebs. Chiunque aveva la possibilità
di prendere lezioni gratuite, assistere ad un concerto o
ad uno dei film proiettati al Museo del Cine e al Foro Gandhi.
Due "homenajes" speciali sono stati dedicati al
direttore d'orchestra Emilio Balcarce ed alla ballerina
Carmencita Calderon, 97 anni. Il 7 marzo ha ballato al Colon
con Juan Carlos Copes, 70. La crisi argentina, che è una
crisi di povertà, ha messo in dubbio l'opportunità di questo
festival. La metà degli abitanti di Buenos Aires vive in
uno stato d'indigenza, la moneta vale un quarto di dollaro,
la polizia non può più controllare la delinquenza, i casi
di suicidio si stanno moltiplicando. Il turismo è l'ombra
di quella che dovrebbe essere la principale risorsa del
Paese che cento anni fa ha sfamato italiani, francesi, spagnoli,
polacchi e via dicendo. Non è arrivato il momento di restituire
all'Argentina qualcosa? Una milonga famosa di Bs As, La
Viruta, ha inventato il tango della solidarietà. Ogni giorno
offre un piatto di minestra a 4000 persone.
(Una cronica del 2002)
E’ nuovamente d’attualità
il Maxera,
il cappello che per lunghi anni ha identificato il mondo
del tango, portato da musicisti,cantanti e tangueros come
un simbolo
per riconoscersi.
Lo ha creato Pascual Maxera un genovese emigrato in Argentina
nel 1862 che tra il 1895 e il 1917 ne ha venduti migliaia.
Era grigio, nero o marrone con una fascia nera di 4 centimetri
e un fiocchetto.
Nessuno a La Boca, in Barracas o Avellaneda usciva di casa
senza il Maxera, ma poi è divenuto il cappello di
tutti i tanguistas del Sud America, premiato con 6 medaglie
d’oro nelle Fiere internazionali. Non è mai passato
di moda, ancora oggi è ricercatissimo.
In Italia è stato riproposto da un laboratorio sorto
nel 1914,la cappelleria Melegari di Milano.
E’ un cappello molto simile al Maxera ma modernizzato, con
il cono più basso e la struttura complessivamente
più calibrata: un campione di eleganza.
Gli interessati
possono scrivere
per maggiori dettagli a info@tangolibri.it