|
1926 CANARO IN ITALIA
Un piccolo paese sul
Po, in provincia di Rovigo, che, combinazione, si chiama Canaro
|
|
testo
di Massimo Di Marco
Francisco Canaro nell'agosto del 1926 si trovava in Francia con
la sua orchestra. Alla fine del mese scadevano anche tutti i suoi
contratti e così pensò di venire in Italia con la moglie per incontrare
sua nonna e per vedere finalmente il paese dei suoi genitori.
Un piccolo paese sul Po, in provincia di Rovigo, che, combinazione,
si chiama Canaro e che a quell'epoca aveva 564 abitanti, specializzati
nella coltivazione delle barbabietole. Don Francisco pensò che,
una volta sul posto, sarebbe stato complicato ricordare il suo
cognome. Pensò: " Tutti diranno che sono il padrone del paese,
devo convincerli che il mio cognome non c'entra, è un puro caso".
|
A Parigi acquistò presso l'agenzia Supervielle un viaggio
(in treno) organizzato che durava 90 giorni e che gli
permetteva di staccarsi dal gruppo per procedere da solo
ovunque volesse. Prima tappa a Torino. La città gli piace
così così. Ne apprezza l'austerità architettonica ma la
giudica poco fantasiosa. E' impressionato dalla laboriosità
dei torinesi e dall'imponenza della Fiat che a quell'epoca
aveva 30 mila dipendenti. Genova, seconda tappa, lo conquista.
Dice che è una città pittoresca, allegra e simpatica.
Lo seducono i carrugi della città vecchia con il cielo
zeppo di lunghe corde alle quali sono appesi a seccare
frutta e ortaggi. E' colpito dalle opere d'arte schierate
nel Cimitero di Stallieno e al ristorante la pasta al
pesto e la zuppa di pesce lo affascinano. Il viaggio di
Francisco Canaro prosegue per Roma.
Ha poi ricordato:" Ho cominciato a girarla con una
curiosità inquieta, forse a causa della sua grandezza
storica. Roma mi ha messo soggezione, mi ha emozionato
tanto". Si era procurato un "cicerone" per non perdere
tempo, visto che non avrebbe potuto fermarsi più di una
settimana. Ed anche per poter arrivare alla presenza del
Papa Pio XI, cosa che avvenne. Canaro ha raccontato: "
Ero così emozionato che tremavo e non riuscivo a fermarmi.
Mi sono poi accorto di tremare anche quando ho visto in
una cappella un Cristo di Michelangelo con una ferita
prodotta dai baci di milioni di visitatori e quando ho
visto l'impronta dei piedi di San Pietro in un pezzo di
lava vulcanica".
Da Roma a Napoli. "Credevo che niente potese attenuare
in me le emozioni di Roma. Invece Napoli mi ha stregato
con il suo Vesuvio fumante, la gente così vera e simpatica,
il clima soave, la tarantella travolgente". Erano
i giorni della Festa di Piedigrotta, definiti da Canaro
"assolutamente incantevoli". Un salto a Capri ed
alla Grotta Azzurra e poi, il 19 settembre, di corsa a
Napoli per la Festa di San Gennaro."Qualcosa che non
si può dimenticare". E' arrivato il momento di incontrare
la nonna, la meta è un villaggio del Salernitano. Il treno
si ferma a Vallo e per raggiungere Catello Vallo non c'è
che la "Posta", una polverosa diligenza che trasporta
lettere e passeggeri. A Catello Vallo inizia la ricerca
di qualcosa per continuare il viaggio. Sono fortunati
perchè trovano un calesse. E' veramente piccolo, due persone
ci stanno con fatica ed una delle due non è perfettamente
seduta, ma piuttosto che proseguire a piedi la soluzione
appare splendida. Finalmente i Canaro arrivano a Ceraso,
mille anime. Due sono di famiglia: della nonna di 88 anni
e della sorellina di 86. Dopo un giorno di ricordi la
nonna dice che vorrebbe andare a Buenos Aires a trovare
la mamma di Don Francisco. Insiste molto. " Sai che
sorpresona sarebbe per lei ? ". Ma al momento la cosa
non si può fare. Avverrà più tardi e dopo la morte della
sorellina.
La nonna arriverà a Buenos Aires con un tipo del paese
che sa un po' di spagnolo. Tutte le spese saranno a carico
di Don Francisco. A questo punto inizia il viaggio di
ritorno. I Canaro giungono a Firenze, guardano tutto e
poi proseguono per Pisa. La Torre Inclinada incuriosisce
Don Francisco, sale e scende tre volte "con l'impressione
di vedere qualcosa di magico". Un'altra magìa la scopre
in un cappella con un'acustica molto particolare. Canaro
canta "Do-Mi-Sol-Do" e dopo alcuni secondi si ascolta
un'eco stranissima, è come se ogni nota venisse ripetuta
da quattro voci. Gli dicono che sovente la cappella è
stata visitata da Caruso che si divertiva a cantare qualcosa
per riascoltarsi. Don Francisco lo aveva conosciuto a
Buenos Aires."Se avesse cantato il tango sarebbe diventato
la voce della città...". Un giorno a Montecatini,
un giorno a Bologna e poi il treno per Venezia. Don Francisco
ha la sensazione di essere penetrato in una cartolina
illustrata. Cerca di vedere più cose possibili ed ognuna,
a partire dalle gondole, lo impressiona. La successiva
tappa a Milano lo restituisce alla realtà. La chiama "Piccola
Parigi" e visita la città in lungo e in largo, prima il
centro, poi la città vecchia dove scopre un ristorantino
che lo attrae.
Entra, si siede ad un tavolo ed al giovane cameriere ordina
ridendo:
- Camariere, como me trovo a Milano voglio mangiare
una bella milanesa autentica... Dopo un po' di minuti
il cameriere torna al tavolo con le cotolette sul piatto.
- Maestro Canaro, ecco la milanesa!
Don Francisco è stupito. Mentre cerca di capire come sia
stato riconosciuto la figlia del proprietario, una ragazza
che assomiglia a Gina Lollobrigida, gli allunga foglio
e matita per avere l'autografo. Poi viene a galla un piccolo
retroscena. Il cameriere aveva lavorato a Parigi in un
locale dove Francisco Canaro era una celebrità. Lo invita
al tavolo ma il ragazzo non può. Si limita a rimanere
li accanto in piedi per qualche minuto. Gli dice:
- Maestro, la sua musica è bellissima, è commovente.
Don Francisco si alza dalla sedia, lo abbraccia. La gente
seduta ai tavoli guarda quella scena con sorpresa. Qualcuno
dice:
- Dev'essere suo papà. (m.d.m.)
|
|
© 2007 www.tangocaffe.it All rights reserved. |
|
|